A tanti di noi sarà capitato di sentire la fatidica domanda rivolta ad un bambino/a: “Cosa vuoi fare da grande?” e, a volte, ascoltare la sua risposta che afferma: “Farò il commercialista! (o il notaio, la veterinaria, etc…)”. Poco importa la qualifica, il punto su cui riflettere è come sia possibile, nei casi in cui ci sia questa risposta, che il bambino/a conosca il significato di quelle professioni. Molto probabilmente, ci sarà un genitore, o un caregiver, che avrà parlato al bambino/a di quel lavoro, instillandogli quella aspettativa.
I discorsi che i bambini/e ascoltano vengono da loro introiettati e li influenzano a livello cognitivo ed emotivo con il rischio di fare delle scelte per compiacere le aspettative dei genitori, senza imparare a conoscersi e ascoltare le proprie esigenze uniche e individuali.
Molti genitori tendono a enfatizzare alcune qualità dei figli e a reprimere quegli aspetti che ritengono, dalla loro prospettiva, non meritevoli; sembra che abbiano quasi l’obiettivo di modellarli.
Qual è il meccanismo che può portare questi genitori a condizionare i propri, amatissimi, figli? Si potrebbe trattare di una proiezione dell’Io ideale dei genitori che considerano i figli come una versione migliorata di se stessi. I figli vengono incaricati di fare ammenda delle frustrazioni e dei rimpianti dei genitori oppure di rappresentare la migliore versione possibile di loro stessi.
In questi casi, di proiezione inconsapevole del narcisismo genitore, le interazioni tra i genitori e i figli si basano su dinamiche prestabilite, per cui invece di conoscere le necessità del bambino/a, vengono date per scontate quelle scelte considerate giuste, con la conseguenza di causare lo sviluppo di una personalità fittizia.
Con la crescita e la fase adolescenziale, potrebbe accadere che quelle aspettative genitoriali, che sembravano accettate e interpretate dal bambino/a, possono essere rifiutate, in quanto non corrispondenti al loro emergente senso di identità, e scatenare rabbia, ribellione e sancire l’assenza di un rapporto con i genitori, dai quali non si sentono riconosciuti e rispettati.
In psicoterapia, molto spesso questi adolescenti lamentano di non sentirsi visti e ascoltati, per cui, anche attraverso delle sessioni di incontri con la famiglia, si cerca di recuperare una sintonizzazione, con la possibilità di dichiararsi reciprocamente i rispettivi bisogni. Appare importante che i genitori stimolino i figli, sin da quando sono bambini, a esprimersi, così possono conoscere le loro aspirazioni, tendenze, difficoltà, sogni. In questo modo si rende possibile sviluppare un contatto relazionale che contribuisce allo sviluppo del proprio Io del bambino.
Come scrive Massimo Recalcati nel libro ‘Ritratti del desiderio’, il genitore può avere un desiderio per il figlio, ma che sia il desiderio di riconoscimento dell’Altro. I genitori, nel confrontarsi con la loro ferita narcisistica, possono riuscire ad accettare che il figlio/a non rispecchi le loro proiezioni e riconoscerlo, attraverso l’incontro e l’ascolto, nella sua, propria, singolarità.