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Lo psicologo Paul Watzlawick e i suoi colleghi nella scuola di Palo Alto nel loro studio “La Pragmatica della Comunicazione Umana” hanno elaborato i cinque assiomi che descrivono ogni tipo di comunicazione. Il primo dei quali afferma: ‘non si può non comunicare’; infatti, tutti noi comunichiamo con parole e comportamenti. A volte, con alcune persone, può essere un esercizio impegnativo, soprattutto quando ricorre il quinto assioma: ‘tutte le interazioni sono simmetriche o complementari’ dove per complementare si intende che la relazione è basata su differenze e gerarchie. In tal caso, se la comunicazione avviene con persone con attitudini manipolative può rappresentare una delle sfide più insidiose nelle relazioni interpersonali, in quanto con le loro tattiche cercano di controllare e influenzare gli altri per ottenere vantaggi emotivi, sociali o materiali. Questo tipo di comunicazione è caratterizzato da dinamiche psicologiche complesse che disorientano l’interlocutore e lo tengono in uno stato di inerzia e confusione.

Nelle loro strategie tendono a colpevolizzare l’altro, mettendo in discussione le sue azioni o motivazioni, arrivano a fargli dubitare della realtà e dei ricordi. La persona manipolatrice nega fatti evidenti o li trasforma, facendo sentire l’interlocutore insicuro e confuso. A volte si pone come vittima per giustificare il proprio comportamento, oppure si mostra improvvisamente molto gentile e affabile. Sovente ignora le richieste, in quanto non rispondere serve a destabilizzare e mantenere il comando della situazione.

Il manipolatore, colpevolizzando l’interlocutore, lo obbliga a giustificarsi e a sottovalutare le sue esigenze; fa apparire ogni opposizione come fonte di crisi, generando un timore di rottura o di ritorsioni. Purtroppo, la vittima non riconosce immediatamente e facilmente tali condotte e, sentendosi minata nell’autostima, arriva persino a sentirsi responsabile delle problematiche della relazione.

Come proteggersi da questo tipo di comunicazione che mina la fiducia nelle proprie capacità di giudizio, inducendo incertezza e dubbi circa le proprie percezioni e comprensioni?

Occorre, innanzitutto, riconoscere la manipolazione, identificando le dinamiche. Una volta riconosciuti comportamenti, bisogna stabilire dei confini e ridurre al minimo i contatti e, quanto avvengono, mantenere un atteggiamento distaccato e neutro; non cascare nella trappola della pietà giustificando il suo comportamento, mantenendo, invece, una posizione ferma sulla propria percezione dei fatti. I manipolatori cercano una reazione emotiva, per cui meglio evitare di reagire impulsivamente e rispondere con calma e fermezza.  Ricordare i propri valori e capacità aiuta a mantenere un equilibrio interno.

In alcuni tipi di relazione, può essere utile annotare date, situazioni e frasi per ricordare a se stessi i fatti e contrastare le false narrazioni. In presenza di manipolazioni molto radicate, per coltivare l’autonomia emotiva e rafforzare la propria sicurezza interiore, può essere utile ricorrere anche ad un percorso di psicoterapia.